Meglio l’acqua del rubinetto o l’acqua depurata con l’osmosi inversa

La depurazione domestica dell’acqua è un argomento importante per molti italiani che preferiscono bere l’acqua in bottiglia anziché quella del rubinetto, nonostante la qualità delle nostre acque sia superiore a quella di molti altri luoghi del mondo. L’importanza dell’acqua era nota fin dagli antichi Romani, creatori degli acquedotti per portare la migliore acqua a disposizione degli utenti e, naturalmente, nelle Terme.

La valutazione che spesso si fa a livello personale deriva più dalle sensazioni organolettiche che trasmette l’acqua che dalle sue caratteristiche chimiche. Così, quando non si avvertono sapori, non c’è traccia di torbidità e non si avvertono odori, l’acqua sembra buona. Si può essere sicuri che sia davvero così?

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Parametri che l’acquedotto deve rispettare

L’acqua che arriva ai rubinetti ha subito esami approfonditi da parte dell’ente che gestisce l’acquedotto e da parte dell’Asl. Ci sono parametri stabiliti per legge che devono essere rispettati per definire l’acqua potabile.
Indicare l’attributo di essere potabile all’acqua significa affermare che non ci sono conseguenze per la salute. Esaminando i valori entro i quali occorre rimanere si evidenziano tre tipologie di indicatori: microbiologici, chimici ed emergenti.

Indicatori microbiologici

Gli indicatori microbiologici sono trattati in modo scrupoloso e riguardano due microorganismi: gli enterococchi, il clostidrium perfigens e l’escherichia coli. I primi e l’ultimo sono batteri presenti nelle feci e la loro ricerca serve ad escludere una contaminazione fecale all’interno dell’acquedotto. Non c’è nessuna tolleranza per questo tipo di batteri che non devono essere presenti.

Il clostidrium perfigens è un batterio, anch’esso normalmente presente nelle feci. La sua presenza, in assenza degli altri due microrganismi implica che la disinfezione non è stata sufficiente e, per questo motivo, anche questo valore deve essere pari a zero. Non vengono effettuate ricerche su altri tipi di microrganismi.

Indicatori chimici

Gli indicatori chimici presi in considerazione sono molti ma a nessun elemento chimico è richiesto di scomparire. Possono essere tutti presenti anche se in piccole quantità, spesso misurati in μg/l (nanogrammi per litro). Si tratta di piccole dosi di acrilammide (residuo da lavorazioni di materie plastiche), antimonio, arsenico, benzene, benzopirene, boro, bromato, cadmio, cromo, rame, cianuro, dicloroetano, epicloroedina, fluoruro, piombo, mercurio, nichel, nitrati, nitriti, antiparassitari, idrocarburi, selenio, tetracloroetilene, trialometani, cloruro di vinile, clorito, vanadio, alluminio, ammonio, cloruro, manganese, solfato e sodio.

L’elenco si arricchisce periodicamente, a causa di nuovi composti chimici che vengono utilizzati nell’industria e nell’agricoltura. I livelli indicati sono minimali e si è certi che non abbiano conseguenze nel breve periodo, mentre nel lungo periodo non ci sono studi indicativi, anche perché ogni organismo può avere una reazione diversa di fronte ad un singolo elemento.

Il ragionamento che l’ente pubblico fa nell’impostazione di questi valori riguarda obbligatoriamente una valutazione costi/benefici. Questo significa che se per eliminare determinati elementi occorre un dispendio di risorse finanziarie molto alto e il danno che la scienza può provare rispetto alla sua assunzione è molto basso, ci si accontenterà di ottenere questo risultato.

Parametri emergenti

I parametri emergenti sono valori da prendere in considerazione perché ritenuti importanti in base a ricerche recenti. Sono classificati a parte per essere più facilmente sotto controllo e possono essere messi in discussione. A questa categoria appartiene l’amianto di cui è stato fissato un parametro puramente indicativo per l’acqua potabile che potrà essere rivisto. Allo stesso gruppo appartiene il tallio, che non viene smaltito nell’organismo e può essere accumulato nei reni e nelle ossa oltre ad ingannare il corpo sostituendosi al potassio in alcuni legami portando a conseguenze nefaste anche a livello neurologico.

Il livello di tallio consentito è al momento di 2 μg/l. In questo gruppo rientrano anche i PFOS e i PFOA che non sono elementi presenti in natura ma sono composti chimici organici, composti da una lunga catena di carbonio. Anche questi possono avere dei riflessi negativi sulla salute e sono consentiti entro un livello di 0,4 μg/l.

Risultato del trattamento ad osmosi inversa

I depuratori ad osmosi inversa vanno a trattare le acque che arrivano dall’acquedotto, andando ad eliminare ulteriormente le particelle che sono residuate. Il trattamento non parte dalla considerazione di arrivare ad una soglia inferiore ad un certo parametro, ma è volto a minimizzare la presenza di qualsiasi tipo di particella che sia differente dall’acqua pura.

Le rilevazioni effettuate provano che viene tolto il 95% degli elementi estranei all’acqua siano essi sciolti o in sospensione o legati con altri elementi. Dall’elettrodomestico si individuano due flussi in uscita: uno relativo all’acqua pronta da bere e lo scarto che è costituito da acqua in cui c’è, a quel punto, un’elevatissima concentrazione di molecole estranee.

L’effetto che produce non va ad individuare un elemento o un altro da eliminare così che, anche se non si è a conoscenza della presenza di un batterio specifico, lo si può eliminare ugualmente senza saperlo.

Riflessi dal punto di vista ecologico

La depurazione dell’acqua produce inevitabilmente uno scarto che, inevitabilmente dovrà essere eliminato attraverso l’impianto fognario. Batteri ed elementi chimici non vengono sanificati ma si fanno transitare nello stesso percorso in cui ne passano in continuazione, mischiandosi a loro.

A parte la lieve condanna del sistema perché non va ad utilizzare la totalità dell’acqua che passa dalle tubature, ma una percentuale viene eliminata assieme ai residui, l’osmosi inversa permette di evitare l’acquisto dell’acqua in bottiglia, spesso racchiusa in contenitori di plastica e che, sicuramente, aumenta il tasso di inquinamento attraverso il trasporto su gomma.

Dopo anni in cui si è affermato che l’acqua del rubinetto è controllata, certificata e non comporta nessun pericolo e dopo aver constatato che gli utenti continuavano ad acquistare acqua in bottiglia, soprattutto per contrastare questo fenomeno, lo Stato ha deciso di mettere a disposizione il bonus acqua potabile con il quale si ha un rimborso del 50% della spesa sostenuta per installare un impianto di depurazione domestico o commerciale. Questo è implicitamente il riconoscimento di una necessità di potersi dissetare e cucinare con acqua più pura rispetto a quella che gli acquedotti sono in grado di offrire, assistendo in parte i contribuenti nel momento dell’acquisto e lasciando a loro l’onere della gestione degli impianti. Per contro, ogni cittadino può essere consapevole della manutenzione dell’impianto di depurazione e non ha più dubbi sulla sua efficienza.

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